Coloranti Naturali

L'impiego di sostanze coloranti è antichissimo e ha svolto un ruolo preminente nello sviluppo delle prime civiltà e dei primi manufatti. Inizialmente le diverse popolazioni tingevano i filati con i colori che potevano estrarre da piante e animali, che crescevano nelle zone in cui vivevano. In seguito, con lo sviluppo del commercio, l'uso dei coloranti naturali si diffuse in diversi settori, dal tessile all’alimentare, vivendo periodi di grande sviluppo e ricchezza, per poi subire, in tempi relativamente recenti, un altrettanto rapido declino e abbandono.

Negli ultimi anni il sempre maggiore interesse verso i prodotti di origine naturale da parte del consumatore, che è diventato più attento alla qualità della vita ed alla tutela ambientale, ha portato ad una riscoperta dei coloranti naturali. La ricerca scientifica, infatti, ha messo in luce le straordinarie proprietà dei coloranti naturali, per il loro impiego in attività produttive molto diversificate e, prevalentemente, nel settore alimentare, nel settore della cosmesi naturale e nel settore del tessile biologico e dell'eco-fashion per la tintura di fibre naturali come lana, seta, cotone, lino, canapa e ortica.

In quest’ultimo settore, l’uso dei coloranti naturali, coloranti vegetali in particolare, permetterebbe di ottenere capi di abbigliamento e prodotti unici e personalizzati, più sicuri per la salute e più rispettosi nei confronti dell’ambiente.

Il progetto LaMMA-TEST concentra le sue attività del settore dei coloranti naturali sulle seguenti tematiche:

  • Studi agro-ecologici per la valutazione delle potenzialità produttive e la messa a punto delle tecniche di coltivazione di piante coloranti
  • Valutazione della fattibilità economica, ambientale e socio-territoriale di sviluppo della filiera di produzione e lavorazione di piante coloranti
  • Analisi delle problematiche dell’uso dei coloranti naturali a seconda della dimensione aziendale e del tipo di tessuto
  • Analisi delle caratteriste di protezione dai raggi UV.

Nell’ambito del progetto sono state realizzare cartelle colore per lana, canapa e lino. È inoltre stata tinta della lana in fiocco da destinare alla produzione di manufatti in feltro.

 

Colori Vegetali

Le sostanze coloranti di origine vegetale permettono di ottenere i colori principali e tante sfumature cromatiche: i colori giallo, rosso e blu sono ricavati direttamente da alcune piante, il colore verde puo' essere ottenuto tingendo col blu e col giallo (i coloranti vegetali verdi non sono soddisfacenti ne' cromaticamente e neppure per durata).

Coloranti vegetali:

 

Colori vegetali: Rosso

I coloranti rossi sono stati molto importanti e vengono ricavati principalmente dalla robbia. Questa pianta cresce nell’area mediterranea e il colorante che da essa si estrae secondo la moderna nomenclatura è chiamato alizarina, un nome che probabilmente deriva dall’arabo. Alcuni coloranti rossi non piu' usati sono: l’henné (Lawsonia inermis) ed il legno di sapan (Brasile), l'uso di questi coloranti non e' consigliato perché il colore non e' duraturo.

 

Robbia, Lacca di garanza naturale: Rubia tinctorum

La garanza (o robbia) è la più importante pianta tintoria, si tratta di una pianta erbacea delle Rubiaceae dalle cui radici si estraeva il principio colorante, attualmente noto chimicamente come alizarina.
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Robbia: Rubia tinctorium

Da questo, per reazione chimica e precipitazione con allume ciene ottenuta una lacca rosso violetto: particolarmente apprezzata quela ottenuta a partire dalla specie Rubia tinctoria. Conosciuta fin dall'antichità (e ricordata tra gli altri da Vitruvio, Plinio e Heraclius) è stata prodotta in Grecia, Olanda e Francia.
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Robbia: filato colorato

In quest'ultima nazione la tradizione più consolidata è individuabile nella regione della Drome e quindi ad Avignone, uno dei più impotanti centri di produzione dove venne indrodotta nel 1766 da Althen, persiano di origine. Pur essendo sensibile alla luce come tutti i coloranti organici è particolarmente stabile. Ha trovato diffuso impiego come materia colorante, probabilmente in sostituzione della porpora, mentre nelle tecniche pittoriche è per lo più ricordata in vari tratti come componente di mescolanze di colori, essenzialmente nell'ambito dell'arte della miniature. Ha communque conosciuto una notevole fortuna nei secoli XV e XVI, particolarmente in ambito fiammingo.
 

Colori vegetali: Giallo

Il colorante giallo deriva da una varietà di materiali, fra i quali i più importanti sono il cartamo o zafferanone, la ginestra, la camomilla e la reseda. Numericamente i coloranti gialli comprendono la maggior parte dei coloranti naturali ma hanno una minore resa tintoriale dei rossi, e dei blu ed hanno basse proprietà di solidità, specialmente alla luce. I gialli naturali sono basati principalmente su cromogeni (flavoni, calconi, polieni) che sono molto instabili e sono stati quasi completamente soppiantati da coloranti gialli sintetici.

 

Cartamo o Zafferanone: Carthamus tinctorius

Il Carthamus tinctorius e' noto con i nomi comuni cartamo e zafferanone ed è costituito dai fiori di una pianta che cresce spontanea in Oriente e anche lungo la riviera francese. Viene coltivato in molti luoghi caldi per estrarre dalle corolle la cartamina che è un colorante usato anche in cucina.
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Zafferone: Carthamus tinctorius

Già conosciuto come pianta tintoria dagli antichi Egizi, che lo utilizzavano per tingere le bende delle mummie, lo zafferanone ha origini incerte, mai trovato allo stato spontaneo è probabilmente originario dell'India Orientale, dove la specie viene citata in alcuni testi sanscriti. La pianta è stata largamente coltivata in tutto il bacino del Mediterraneo e commerciata in pani con il nome di "depuro di zafferone", proveniente da Egitto e Persia. La coltura e l'utilizzo come pianta colorante, ha avuto ampia diffusione nell'Italia centrale. Dai petali del suo fiore si estraggono due sostanze coloranti: una gialla, facilmente solubile in acqua e successivamente una rossa, la cartamina, ritenuta assai pregiata per la sua tonalità cremisi. Il colore rosso ottenuto viene utilizzato principalmente nelle preparazioni di cosmetici.
 

Lacca di gualda: Reseda luteola

La gualda e' un colorante giallo di origine vegetale ottenuto a partire dall'erba guada
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Reseda luteola

(Reseda luteola, comunemente nota anche come reseda dei tintori), pianta annua spontanea presente in tutta Europa. La reseda e' una delle più antiche piante tintorie ed è coltivata in tutta Europa, prevalentemente su terreni calcarei. Tutte le sue parti, radici, rami, foglie, semi, contengono un principio colorante giallo che è il più bello, puro e solido che si possa ottenere. Conosciuta dall'antichità (ne parlano Vitruvio e Heraculis), è stata ampiamente utilizzata per la tintura dei tessuti e, ugualmente, come base di partenza per una lacca impiegata in pittura. In questo caso il principio colorante (luteolina, presente in tutte le parti della pianta) veniva fissato su allume di rocca, fino ad ottenere un colore tendente al giallo verdastro. Fino alla comparsa dei coloranti sintetici è stata considerata il colorante giallo più resistente.
 

Camomilla per tintori: Anthemis tinctoria

Pianta di 20-50 cm. eretta o ascendente; foglie pennate con segmenti dentati come un pettine, pelose; capolini fiorali emisferici,
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Camomilla Tint.: Anthemis tinctoria

con scaglie lanceolate, acuminate; fiori radiali ligulati, lunghi 8-15 mm, gialli, fiori del disco tubolari; brattee feltrose, sovrapposte; involucro emisferico. Graziosa Asteracea gialla (Composita) relativamente comune in tutta la nostra penisola escluse le grandi isole. Preferisce gli ambienti aridi e calcarei fino a circa 1500 m. slm. Fiorisce dalla Primavera all' Autunno. Il fiore giallo della camomilla per tintori, ricco di pigmenti appartenenti al gruppo dei flavonoidi, preannuncia la colorazione giallo dorata che se ne ottiene. Questa tinta è particolarmente brillante e molto solida, come dimostrato dall’esame degli antichi tappeti anatolici, sui quali era largamente impiegata. Apprezzata e diffusamente coltivata anche in America del Nord e Gran Bretagna, questa pianta è stata poco utilizzata per la tintura dei tessili nel resto d'Europa, probabilmente per la presenza d'altri vegetali da cui ricavare il colore giallo.
 

Ginestra minore: Genista tinctoria

I rami giovani ed i fiori di Genista tinctoria L.,
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Ginestra minore: Genista tinctoria

pianta diffusa in tutta Europa nei boschi di querce, castagno e pino, forniscono una vivace e solida colorazione giallo pulcino ai tessuti, dovuta alla presenza di pigmenti del gruppo dei flavonoidi. La ginestra minore è stata largamente impiegata, soprattutto in Francia, nella colorazione di lana, seta e cotone sin dal Medioevo. La pianta viene usata anche per tingere in verde, grazie a bagni di rimonta con Isatis tinctoria L. (guado) su piede di ginestra. Ne sono testimonianza il suo nome volgare inglese "dyer's greenweed" (erba-verde dei tintori), come pure i luminosi e solidi verdi dell'arazzo di Bayeux, uno fra i tessili medievali meglio conservati d'Europa.
 

Giallo stil de grain, giallo di spincervino: Rhamnus catharticus, Ramnaceae

Colorante giallo d'origine vegetale, ottenuto a partire da una pianta della famiglia delle Ramnaceae (comunemente nota come spincervino e scientificamente denominata Rhamnus catharticus),
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Rhamnus catharticus

la quale dà bacche (note come grani d'Avignone) contenenti una materia colorante giallo verdastra. Il principio colorante si chiama rhamnetina. Precipitando il decotto di questi grani con allume e creta si ottiene una lacca, le cui tonalità variano dal giallo chiaro al giallo verdastro scuro, in relazione al grado di maturazione delle bacche. Consciuto fino dall'antichità e utilizzato diffusamente dal Medioevo a tutto il XIX secolo ha trovato particolare impiego nella tintura dei tessili: nelle tecniche artistiche il suo uso è stato essenzialmente circoscritto all'arte della miniatura. Seppure sporadicamente ha communque trovato impiego anche nelle tecniche a tempera e a olio, soprattutto per velature. Ricette per la sua fabbricazione si trovano in vari trattati antichi, a partire dal De arte illuminandi (seconda metà XIV sec).
 

Colori vegetali: Blu ('Indaco')

Tra i vari colori sicuramente quello che ha avuto un ruolo piu' importante, se non altro anche per diffusione e' l'indaco. L'indaco si puo' ricavare sia dall'Isatis tinctoria (nome volgare guado), pianta indigena nelle regioni temperate dell'Europa del Nord, che dall'Indigofera tinctoria (nome volgare indaco pd), una specie tropicale, molto simile, da cui l'indaco deriva il suo nome (dal latino indicum, cioe' "proveniente dall'India"). Il colorante blu che proviene dalla pianta dell’indaco e' eccellente e da un colore inalterabile. Nei trattati arabi troviamo notizie sulla sua crescita e sull’estrazione della indigotina, cioè del composto chimico responsabile del colore blu. La parola araba nêl o al-nêl è all’origine del termine portoghese anil, dell’inglese aniline e dell’italiano anilina.
Nelle regioni del Sahel della Mauritania, l'indaco è uno dei simboli di prestigio più ricercati: la tunica dei Tuareg è tutta indaco,
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Tuareg

considerato colore nobile e ricercato. I mauritani si spalmano nelle zone non coperte
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jeans

da indumenti una polvere color indaco, che li rende blu di notte, li protegge dal freddo e dai raggi solari e apporta nutrimento alla pelle.
E' in America che l'indaco ebbe la sua seconda giovinezza quando fu adoperato per tingere quei pantaloni di tela grezza e resistente, buoni per operai e minatori, chiamati jeans. La produzione di questi pantaloni fu poi standardizzata negli Stati Uniti nel 1850.
 

Guado: Isatis tinctoria

L’impiego di indaco naturale ha da sempre caratterizzato la storia di molte civiltà, non solo per il commercio di tessuti e manufatti ma anche per le implicazioni socio-culturali che rappresentava.

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Guado: Isatis tinctoria

Per questo, già nel XIII secolo in Europa l’economia agricola ruotava intorno alla coltura di Isatis tinctoria, il guado, da cui estraeva il prezioso colorante destinato alle manifatture tessili. Reperti di tessuti di lino e canapa colorati di blu e risalenti al Neolitico documentano l'antico uso del guado dal Mar Nero all'Europa, all'India, all'Africa del Nord, Plinio riporta che gli antichi Britanni, con l'intenzione di incutere terrore ai nemici, usavano questa pianta per dipingere i loro corpi.

guado

Guado: coltura

Nel XIV la coltura del guado si estese soprattutto in Normandia e questa provincia fornì ai tintori di Rouen il blu di Persia, di cui i paesi orientali erano grandi acquirenti. Le regioni maggiormente rinomate per la produzione di guado erano la Germania, la Francia e l'Italia dove il guado divenne quasi indispensabile ai produttori di panni di lana perché ottenevano un bel colore blu in diverse sfumature fino al nero con un costo di produzione contenuto. In Toscana tra il 1300 ed il 1500 la lavorazione del guado aveva un ciclo produttivo completo e autonomo: produzione agricola, raccolta delle foglie nei campi, macerazione e raffinazione, confezione in pani della materia colorante, collocazione del prodotto finito in magazzini appositamente apprestati. Appositi Statuti in quel periodo codificavano con severità le tecniche di produzione ed i criteri di commercializzazione.

Nella seconda metà del XVIII secolo, con l’introduzione sui nostri mercati dell’indaco asiatico e di quello americano il blu da guado si trovò a doverne sostenere la concorrenza. Un breve rilancio del guado si ebbe nel periodo del Blocco Continentale voluto da Napoleone, che interruppe momentaneamente le importazioni d’indaco americano.

Il guado (Isatis tinctoria) è una specie biennale con foglie astate e fiori gialli riuniti in racemi
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Guado: pianta singola

molto densi, i sepali sono gialli come i petali e i frutti sono delle silique pendule, ellittiche oppure lanceolate. La troviamo frequentemente lungo i bordi delle strade e in luoghi calpestasti. Fiorisce da maggio a settembre.

L’indaco è estratto dalle foglie. Attraverso processi di macerazione e fermentazione in acqua, si ottiene una colorazione gialla verdastra; la soluzione, agitata ed ossidata, fa precipitare i fiocchi d'indaco (indigotina). La colorazione, molto solida ed insolubile in acqua, ha un vasto campo d'applicazione principalmente in campo tessile per lana, seta, cotone, lino e yuta, ma anche per vernici, colori per uso pittorico, cosmetica.

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Guado: stadio di resetta

Per l'estrazione e' importante che le foglie vengano estirpate e non tagliate perche' questo darebbe immediatamente inizio alla formazione di indaco. Appena si rompe una foglia di guado il liquor, contenente i precursori, viene a contatto con l'aria provocando cosi' la formazione di indaco. Questo aderisce alla cera e, in generale, alla superficie della foglia, diventando cosi' non facilmente recuperabile. Il vantaggio di questo procedimento e' che il rifiuto puo' essere completamente riciclato, le foglie infatti possono essere convertite in compost ed usato come materiale organico per migliorare il suolo, il liquor di scarto contiene azoto in forma ammoniacale che viene neutralizzato usando l'acido solforico, formando cosi' il solfato d'ammonio, che puo' essere utilizzato come fertilizzante prima del raccolto.

 

Indaco indiano: Indigofera tinctoria )

L'indaco è una sostanza colorante azzurra, molto solida; si estrae dai rami e dalle foglie di diverse specie di Indigofera, pianta che cresce specialmente in India, a Giava, in Cina. In Europa, per tingere in blu, si estraeva l'indaco dal guado, l'isatis tinctoria, finché Marco Polo non portò dall'Oriente la ricetta per tingere con la polvere di Indigofera.
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Indaco

L'indaco indiano si è però diffuso in Europa solo dopo il 1500. L'indaco è il più antico colore conosciuto e in Egitto si sono trovate mummie, risalenti al 1500 a.C., avvolte in teli tinti in azzurro d'indaco. Il colorante vegetale e' ottenuto a partire dalla sostanza azzurra (indicano) presente nelle piante del genere indigofere ('Indigofera tinctoria', 'Indigofera hirsuta', 'Indigofera anil' e 'Indigofera argentea'). La sua fabbricazione avveniva per macerazione delle foglie mature in cisterne d'acqua, con aggiunta di calce o ammoniaca e successiva ossidazione all'aria.
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Indaco: Indigofera tinctoria

Al termine di una serie di passaggi di purificazione il pigmento veniva essicato in appositi stampi e commercializzato in pani. Utilizzato fin dall'antichità è ricordato, tra gli altri, da Plinio ( I sec. d. C.) e da Cennino Cennini (fine sec. XIV). Di colore blu intenso simile al blu di Prussia, semitransparente e con buon potere colorante, non è molto stabile alla luce: di granulazione finissima è stato utilizzato moltissimo per la tintura delle stoffe.

L'indaco indiano ebbe un ruolo rilevante nell'economia dell'India in quanto questa fondamentale materia tintoria, essendo della migliore qualita', per centinaia di anni venne esportata in tutto il mondo. Nell'India, patria di un'antichissima arte dei colori, migliaia di persone lavoravano nella coltivazione e nell'estrazione dell'indaco. Addirittura esiste tutt'oggi una casta detta dei Nilari che da millenni tingono tessuti in blu con l'indaco.

 

Altre specie vegetali

Sono qui indicate e descritte specie vegetali utilizzate in passato ma adesso poco impiegate.

 

Campeggio: Haematoxylon campechianum

la pianta di campeggio (haematoxylon campechiamun) e' una leguminosa che vive nell'America Centrale ed è originaria della Baia di Campeche nel Messico da cui prende il nome.
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Campeggio: Haematoxylon campechianum

 
Si utilizza la corteccia tritata da cui si ricava un pigmento colorante che va dal Viola al Blu. In genere il colore che si ottiene e' violaceo.

Annatto: Bixa orellana

L'annatto è una pianta originaria del Sud America usata principalmente come colorante ed aromatizzante alimentare nelle aree centrali e settentrionali del Sud America.
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Annatto: Bixa orellana

Nei Caraibi, i semi vengono generalmente fritti nel grasso animale o vegetale. Dopo di che i semi vengono scartati ed il grasso, di color giallo dorato, è usato per friggere le verdure o le carni. Attraverso quest'ultima cottura il colore giallo dorato del grasso vira al giallo scuro. Nella cucina messicana si usa spesso una pasta (achiote ) ottenuta da semi di annatto con l'aggiunta di conservanti (acido acetico) che si dissolve completamente nel grasso caldo; è facile da usare e può essere aggiunta nei cibi marinati o alle salse al fine di migliorarne il colore. Anche l'originaria bevanda al cioccolato Azteca (vedi anche vaniglia) conteneva semi di annatto; questo è plausibile tenendo conto dell'alto contenuto in grasso. Usare l'annatto per aumentare il colore del cioccolato era comune in Europa fino al XVII secolo. Per l'influenza degli spagnoli, l'annatto si è diffuso anche nel Sud Est Asiatico. Nelle Filippine, i semi sono spesso macinati e la polvere ottenuta è aggiunta in zuppe e stufati; la carne è spesso marinata con condimenti di annatto. Il colore che si ottiene è giallo-brunastro, meno vivace del colore che risulta dall'uso di olio annatto nei Carabi. Oggigiorno, l'annatto viene usato principalmente come colorante alimentare (E160b).

Legno Rosso: Caesalpinia brasiliensis

Vi sono varie qualità di piante che dette 'Legno Rosso' che crescono in America meridionale e nelle Indie; si ottiene un bel colore rosso bordeaux, usato fin dal medio evo. Questo legno, conosciuto in Europa col nome di "brasil", diede il nome al paese di provenienza e non viceversa.
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Legno Rosso: Caesalpinia brasiliensis

Il nome popolare "pau brasil" significa letteralmente in portoghese "albero brasil". La parola brasil potrebbe derivare dal colore rosso brace (brasa in portoghese) della resina contenuta nel legno. Esistono tuttavia molte altre etimologie alternative della parola brasil, cosicché non è possibile essere conclusivi al riguardo dell'origine del nome pau-brasil. Il nome Brasile deriva comunque da questa pianta. Nella lingua tupi il "pau brasil" è chiamato Ibira pitanga, o legno rosso. L'albero del "pau brasil" raggiunge 10 - 15 metri di altezza. Possiede un tronco eretto, grigio scuro, ricoperto di spine, specialmente nei rami più giovani (echinata significa "con spine"). Le foglie sono composte paripennate, dal colore verde brillante. La resina rossa commercialmente nota come brasileina era usata come colorante dall'industria tessile europea e conferiva ai tessuti un colore di qualità superiore. Questo fatto, unito allo sfruttamento industriale del legno rosso, generò una domanda di mercato enorme, e un conseguente devastante taglio del "pau brasil" nelle foreste brasiliane.